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I PROBLEMI DI COFFERATI, LA
LEGALITÀ E LA SOLIDARIETÀ.
di Igino
Michieletto
I giornali
nell’ultima settimana hanno puntato i riflettori
su Bologna e sulla politica del sindaco
Cofferati a proposito di una realtà di baraccati
sulle rive del Reno e a proposito del racket dei
lavavetri. Si tratta di un sindaco di sinistra,
che ha alle spalle una lunga esperienza di
segretario generale della CGIL, e che fa
intervenire la forza pubblica contro quelli che
sembrano rappresentare la parte più deboli e più
esposta del vasto fenomeno dell’immigrazione.
Poi, siccome la
sinistra radicale si schiera contro, qualcuno fa
diventare il caso di Bologna un caso nazionale e
ci si chiede - da qualche parte non senza
malizia - se questo scontro di opinioni non
possa anticipare quello che succederà nel Paese
con un eventuale Governo di centro-sinistra in
cui coesistano Prodi e Bertinotti, sinistra
riformista e sinistra radicale.
Conoscendo la mia
esperienza di sindaco e i miei ripetuti
interventi a favore di Rom e immigrati, molte
persone mi hanno chiesto di far conoscere la mia
opinione circa queste vicende bolognesi, pochi
hanno invece affrontato il secondo problema, che
a mio avviso ha invece una grossa importanza
perché segnala un caso di comunicazione non
corretta, con enfatizzazioni ideologiche che,
nuocendo alla causa riformista, finiscono per
nuocere proprio a chi sostiene i valori della
solidarietà.
Premesso che mi
sono fatto un’idea dei fatti soltanto leggendo i
giornali e ascoltando lo stesso Cofferati
intervenuto domenica sera alla trasmissione di
Fabio Fazio, non posso che ribadire che
personalmente, da sindaco come da privato
cittadino, sono sempre stato contrario alle
battaglie per la legalità disgiunte dalla
solidarietà. E penso che sia importante che il
sindaco di una grande città come Bologna, come
quello di un piccolo paese, debba tenerlo
presente, così come deve tenere presente – mi
permetto di aggiungere - i problemi della
comunicazione. E mi spiego meglio: comunicazione
non è solo un foglio scritto, ma ogni atto che
facciamo, soprattutto se abbiamo la notorietà di
un Cofferati.
Quindi, proprio
perché siamo persone responsabili, con valori
importanti da difendere, dobbiamo impedire che i
nostri atti siano male interpretabili. Cofferati
doveva impedire che la sua azione potesse essere
letta come quella di un Sindaco che privilegia
l’aspetto legalitario, ordinando sgombri,
rimozioni delle baracche e multe ai lavavetri,
senza accompagnare questi atti con una adeguata
proposta tendente a risolvere alle radici le
cause al problema e al disagio.
Ho ascoltato
Cofferati spiegare il perché dei suoi interventi
e anche indicare alcune misure di accoglienza
già prese, così come l’ho ascoltato denunciare
il racket dei lavavetri e la necessità d partire
dall’anello debole per colpire poi chi questo
racket governa. Tutto ciò ha confermato il mio
convincimento che il Cofferati sindaco non sia
diverso, nei valori professati, dal Cofferati
sindacalista, ma non ha eliminato le restanti
perplessità, così come le strumentalizzazioni
che sono state fatte della vicenda.
E le perplessità
sono che l’azione di Cofferati, e la sua
amplificazione sulla stampa nazionale, ha
diffuso l’impressione che si trattasse di una
soluzione dei tipo “tolleranza zero”, come si
usa dire da qualche tempo.
A mio avviso, le
soluzioni tipo “tolleranza zero” sono sbagliate
principalmente per due motivi:
1)
non
rappresentano una via efficace per risolvere il
problema che poi resta tutto: le baracche
ritorneranno, i campi abusivi altrettanto senza
parlare dei lavavetri, ecc….
2)
propongono
alla pubblica opinione, ai giovani in via di
formazione, vie apparentemente facili per
risolvere problemi che invece sono e restano
complessi e che quindi necessitano di grande
impegno, tempi lunghi, piena responsabilità e
coinvolgimento della pubblica opinione.
Questo a Bologna
come in ogni parte del nostro Paese la cui
complessità sociale va affrontata mettendo
assieme, con forte equilibrio, una sacrosanta
esigenza di ordine e legalità con un’altrettanto
giusta azione di accoglienza e solidarietà. E
questo o si deve vedere egli atti che si
compiono e non soltanto nelle dichiarazioni.
Solo da questo combinato disposto si costruisce
la possibilità di convivenza dove le diversità
diventano ricchezze e non divisioni e degrado.
Ci sono forze - ed
è legittimo se fatto in termini civili - che
manifestano più attenzione all’ordine altre,
meno numerose purtroppo, che sottolineano più
l’aspetto della solidarietà. Ma chi è eletto per
guidare una città, ha il compito di fare sintesi
di questi due aspetti e proporre soluzioni
capaci di risolvere i problemi, cosa che
certamente non ha fatto la legge Bossi-Fini e –
per ora purtroppo– nemmeno Cofferati proprio
per la mancanza di un coinvolgimento della
pubblica opinione.
Sappiamo tutti che
se bastasse uno sgombero, se bastasse una retata
per risolvere il problema degli emarginati
scomodi, amministrare sarebbe facile. Non lo è
purtroppo, e allora la politica deve governare
le questioni difficili senza dare nemmeno
l’impressione di voler imboccare facili
scorciatoie.
Proposta di Igino
Michieletto (Margherita): «Trentini, volete
prendervelo voi Galan?»
Dopo le ultime
sparate di Galan, riportate dalla stampa come se
si trattasse di cose serie, viene da chiedere:
Trentini, avete un posto per Galan? Abitate già
in una Regione a Statuto speciale, e un
presidente “speciale” come Galan non dovreste
lasciarvelo sfuggire. Non accontentatevi dei
cittadini di Lamon, che chiedono di passare alla
vostra Provincia Autonoma solo perché sono stufi
di chi, da Padova o da Venezia cambia poco,
continua a lanciare promesse vuote, a irridere
alle richieste di autonomia e si rifiuta di
capire i problemi della montagna. Se vi prendete
lui, salvate un Veneto che egli a saputo solo
spingere in un vortice di tentazioni
separatiste. Così potete lasciar perdere il
resto del Veneto che non ha nessuna intenzione
di fare trasloco come vorrebbe il presidente
forzista.
Ma forse questo è
solo il lamento di uno che è nato veneto e tale,
Galan permettendo, vorrebbe vivere e, quando
sarà, morire. E non si rassegna al fatto che un
presidente come Galan possa prendere in giro
un’intera regione a fini personali di marketing
politico.
Cosa spera, una
comparsata a “Porta a Porta”? Non si può
prendere per i fondelli un’intera regione solo
perché improvvisamente si è deciso di aprire una
polemica sulle Regioni a statuto speciale. Ma
come, fino a ieri non c’erano? O gli dà fastidio
che il Trentino e il Friuli-Venezia Giulia siano
governati da coalizioni di centro sinistra?
Dopo aver passato
mesi a spiegare che il referendum di Lamon era
una sciocchezza di cui non si doveva
preoccuparsi, ora, dopo la vittoria dei sì, si
inventa una baraonda istituzionale, solo per
gettare fumo sul fatto ormai noto che, se la
gente vuole andarsene dal Veneto, la colpa è
soltanto del suo malgoverno.
Finge persino di
non ricordarsi che i suoi alleati leghisti,
quelli che ancora lo stanno ricattando sulla
Sanità e quant’altro, nella scorsa legislatura
del Consiglio regionale hanno strangolato il
nascente Statuto nel quale era prevista un’ampia
autonomia per la provincia di Belluno in
riconoscimento della sua specificità. E finge di
non sapere che il referendum di Lamon è anche
una risposta a quel misfatto.
Ma, invece di
mettere al lavoro tre “saggi” per fare una
grottesca proposta di annessione dell’intero
Veneto al Trentino, non sarebbe stato meglio
accelerare il riconoscimento dell’autonomia per
la provincia di Belluno e le altre aree
completamente montane del Veneto?
Invece di discutere
di contributi dello Stato, Galan farebbe meglio
a esigere da Berlusconi le risorse cui il Veneto
ha diritto non da oggi e parallelamente
affrontare il tema del diritto dei cittadini ad
autogovernarsi: ma non lo fa perché anzi, questo
diritto, il suo centralismo regionale lo vuole
soffocare.
Quanto alla Lega,
cosa pensa di questo burlesco procedere del
presidente della Regione?. Un tempo i seguaci di
Bossi facevano politica nei traballanti gazebo
delle piazze, ma si sforzavano almeno di
interpretare qualche sentimento dei Veneti,
qualche loro problema. Oggi, lasciati i gazebo e
piazzatasi sulle più solide poltrone di
governo, tacciono: in cambio di una fetta di
potere la Lega garantisce l’omertà e accetta
anche che Galan voglia cancellare il Veneto
dalla carta geografica.
Non resta che
sperare che gli elettori prendano nota di questi
comportamenti così poco responsabili e così
scarsamente interpreti delle attese dei Veneti.
Se Galan continua
ad arrabbiarsi per le scelte degli elettori e a
fare contromosse così grottesche, è probabile
che le sue fortune elettorali siano orma
decisamente al declino. Ma allora, conoscendo il
personaggio, quanti altri colpi di coda dovremo
attenderci prima che il voto popolare lo
cancelli definitivamente, a Roma e a Venezia?
LETTERA A GALAN: S.R. 515.
Ho avuto da
notizie di stampa che in questi giorni è stato
assegnato l’appalto per realizzare il primo
lotto del primo
stralcio
d ella variante alla S.R. 515. Finalmente parte
un’opera indispensabile ed attesa da anni. Tale
opera assolutamente strategica per ridare vita
ai centri di Noale e di Scorzè, non può
assolutamente essere frazionata, ma deve trovare
una realizzazione completa, anche perché se ci
fermassimo al primo lotto appaltato
significherebbe la morte del centro di Robegano.
Com’è noto, l’opera in questione, prevede un
tracciato che eviti i centri di Noale e di
Scorzè. Dell’intero progetto, il primo stralcio
che va da Noale fino al centro di Scorzè ha
concluso l’intero iter ed è stato finanziato nel
Piano Triennale Viabilità 2002-2004 con 20
milioni di euro e per motivi di insufficienza di
risorse è stato appaltato un primo lotto. Il
secondo stralcio, che continua fini ai confini
con Zero Branco, gode già di un finanziamento
previsto dallo stesso piano per 15 milioni di
euro, è in fase di completamento del progetto
definitivo come confermatomi dall’ingegnere
Antonio Martini, progettista incaricato dalla
Regione. In una recente pubblica riunione
tenutasi nel Comune di Salzano, l’ingegnere
Silvano Vernizzi confermava che tutto l’iter
dell’intera opera sta positivamente
concludendosi attendendo il finanziamento
regionale mancante di circa 10 milioni di euro
per la parte del primo stralcio. Tutto ciò
premesso le cose da fare sono:
-
da parte
della Seconda Commissione Consigliare esaminare
i risultati del Piano Triennale Viabilità
2002-2004 e assegnare le risorse mancanti
necessaria al completamento del primo stralcio,
risorse già rese disponibili dalla Finanziaria
in corso.
-
Per il
secondo stralcio completare con urgenza il
progetto definitivo, e convocare la Conferenza
dei servizi con i comuni di Scorzè e Martellago.
Se ognuno compie
con rigore il proprio dovere, l’intera opera è
appaltabile definitivamente entro l’anno in
corso.
Mi appello per
tanto in particolare al Presidente della
Regione Giancarlo Galan si faccia garante della
conclusione positiva dell’opera poiché su di
essa non sono più tollerabili giochi politici e
piccole furbizie. Igino Michieletto
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